Regista: Gaspar Antillo
Produzione: Cile

Anno : 2020
Attori: Jorge Garcia, Millaray Lobos

 

Il nostro giudizio: Molto Buono

Recensione: Alessia Priori

Cosa succede quando il ruolo di protagonisti della nostra stessa vita smette di appartenerci? Quando la nostra voce assume un altro corpo, un altro volto e la nostra stessa fisicità viene segregata in un’altra dimensione? Gaspar Antillo ha cercato di rispondere a queste domande e a molte altre nella pellicola “Nessuno sa che io sono qui” (Nadie Sabe Que Estoy Aqui), apparsa sulla piattaforma Netflix in piena quarantena, quando tutti in qualche modo abbiamo provato la sensazione di dissolverci gradualmente dalla nostra stessa esistenza.



Un talento nascosto
Una figura imponente, che non passa affatto inosservata, eppure da nessuno è vista veramente: così vive Guillermo, detto Memo, interpretato brillantemente da Jorge Garcia. Quest’ultimo, dallo spiritoso e estroverso carattere di Hugo Reyes in Lost, ruolo per il quale è per lo più conosciuto, è stato capace di passare alla profondità e interiorità di un uomo che di giorno indossa le vesti di fattore e raccoglie pelliccia di pecore nella fattoria dello zio, mentre di sera si ricopre di lustrini e stoffe colorate, trasformandosi nella pop-star che da piccolo aveva sognato di diventare. Infatti Memo è nato con una voce straordinaria, che accompagna lo spettatore per ben 100 minuti di proiezione. Come però è noto, per entrare nel mondo dello spettacolo non è sufficiente il talento, ma bisogna avere anche un determinato aspetto, tant’è vero che Memo, ancora bambino, si vede rapito della propria voce, la quale viene montata sull’affascinante Angelo che al posto suo conosce il successo del palco.

Dimensioni parallele
Entrambi i bambini crescono così in due universi paralleli e opposti, l’uno sotto i riflettori, circondato dagli applausi, l’altro fra i boschi, lontano da chi ama la sua voce e disprezza il suo volto. A strapparlo dalla propria invisibile solitudine è Marta, una donna esile e minuta, eppure capace di farsi vedere più di Memo stesso.  Ella è la prima a sentirlo cantare e ad entrare così nella dimensione privata che lui con le proprie mani si era creato; tuttavia, essendo una figura esterna, non può che disfare l’equilibrio della stessa. Improvvisamente il volto di Guillermo si ritrova non solo sugli schermi di tutti i cellulari, ma anche sulle tv, dove l’apparizione di quell’uomo a lungo scomparso desta scalpore. La fattoria e i boschi nei quali era abituato a rifugiarsi, diventano luoghi ostili, brulicanti di giornalisti e fotografi, pronti a coglierlo nella propria intimità e a costringerlo a rientrare nel mondo reale, dove non può evitare di fare i conti con il passato.

L’essenziale è invisibile agli occhi
La rivendicazione di Memo però non è – come ci si potrebbe aspettare – una pubblica standing ovation in diretta televisiva, ma un assolo viscerale fuori onda, un canto di rivincita che lo riporta alla sua dimensione originaria e chiude finalmente al di fuori il passato. Se infatti è vero che “L’essenziale è invisibile agli occhi”, come afferma Antoine De Saint-Exupery nel piccolo principe, allora ciò che è fondamentale rimane al di fuori anche dello schermo. In una società social quale la nostra, ogni atto spontaneo, ogni sfumatura del nostro essere viene messa dinanzi agli occhi degli altri, sottoposta a like, cuoricini e commenti, come se non potesse esistere nulla al di fuori della storia di Instagram che sia degno di essere ascoltato. Memo invece ci dimostra come la vera bellezza, la vera vita, si trovi lontano da un algoritmo, dove nemmeno YouTube arriva; così l’importante non è più riscattare il proprio nome, dimostrare a tutti il proprio talento e affondare chi nel passato ci ha ferito, ma è sufficiente l’approvazione di noi stessi e di chi ci ama per sentirci una star.


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