LA PRESA DI TROIA. UN INGANNO VENUTO DAL MARE

 

Autore: Francesco Tiboni

Anno 2017

Casa Editrice: Edizioni Storia e Studi Sociali

 

 

Il nostro giudizio: OTTIMO

Recensione: Marypollon

 

 

Se non siamo riusciti con la forza, riusciremo con l’astuzia.

 

Membro del Laboratorio di Storia Marittima e Navale dell’Università di Genova, laureato in paletnologia e dottorato presso l’università di Aix en Provence , archeologo navale, Francesco Tiboni, mio ex compagno di Liceo a Salò,   - ha sfatato ( o provato a sfatare) il mito del cavallo di Troia.

 La sua tesi "disruptive", se così si può dire, è che in realtà la costruzione che i greci fecero entrare con l’ingresso, dopo 10 anni di assedio, non fosse un cavallo, ma una nave fenicia.

 L'obiettivo di questa opera, LA PRESA DI TROIA. UN INGANNO VENUTO DAL MARE è quello di ridare un senso storico ad una narrazione epica, indagare nel mito e nei testi omerici.

 Il metodo archeologico è la modalità con cui vengono richiamati eventi passati, questo da tempi immemori, cercando ci comprendere, interpretare, re-interpretare, dove possibile,  grazie ai tekmeria, ovvero gli indizi su cui basare la re-interpretazione dei fatti – la reale possibilità che anche ricostruzioni passate siano ormai VECCHIE.

 Certe ricostruzioni infallibili come è noto non si sono poi rivelate tali al passare del tempo....

 Fondamentale per tutte le culture, Il legame con il mare che è l’ignoto, – attraverso il mare si commercia, si scopre, ci si mette alla prova.

La leggenda Omerica parla di  un assedio, una guerra di posizione interminabile, un’alleanza che fonda un popolo ed un mondo di semidei che lo popolano.

Troia, sconfitta attraverso un inganno, e la conseguente fondazione di un nuovo popolo.

E' sottolineato Il ruolo dei Fenici come abili navigatori e commercianti , e delle loro imbarcazioni, cariche di metalli e di ori, leggere e snelle.

Il riferimento fatto è ad una AGILE NAVE – atta a muoversi di giorno e di notte –, diversa in questo dalle navi di trasporto tipicamente greche, oltre che per il diverso colore, qui azzurro.

Importante il legame tra l'epica troiana e lo stile estetico delle navi; le navi coinvolte nella spedizione verso Troia mostrano infatti la capacità degli Achei, il popolo che sta per diventare vincitore,  di portare la guerra in ogni territorio.

Presenti nell'epica omerica come si sa sono gli scontri di ogni genere, dal fortissimo richiamo simbolico, e collegati alla ritualità legate ad Atena, vera dea di questa guerra, non a caso custode dei maestri d'ascia, costruttori di navi.

Atena indirizza infatti verso la costruzione dell’Hyppos , una nave leggera, come dicevamo, usata prevalentemente dai "furbi" fenici per una serie di scopi, tra cui pagare i tributi, il commerciare i metalli preziosi,  trasportarli, e fare doni tra principi.

Parlava di una nave e non di un cavallo, dunque, secondo la tesi di Francesco, Omero: di un dourateous hyppos , una nave con apposta (ipotizzabile) una decorazione zoomorfa a forma di testa di equino.

Nell’inconografia da subito hyppos diventa cavallo, l’immagine di nave si perde.

Ma già nell’antichità Pausania aveva contestato l'idea del cavallo in quanto animale, non fosse altro per l'eterogeneità delle rappresentazioni del cavallo medesimo, diffuse soprattutto, mi pare di capire, in Magna Grecia.

Omero è un mito,  e lo sappiamo, ma lo possiamo dire noi, uomini di oggi, frutto anche del razionalismo platonico e del secolo dei lumi , ma quando Omero narrava oralmente si rivolgeva ad un uditorio interessato a qualcosa di verosimile, di simile al reale, non necessariamente di verità allo stato puro.

Insomma, un'opera interessante, per appassionati del mondo greco, del popolo dei guerrieri giunti via mare, con la prima flotta di cui ci sia evidenza storica, dalle virtù marinaresche e militare, che attraverso uno stratagemma, venuto dal mare appunto, portano a termine una guerra durata per oltre 10 anni senza sosta e senza vittoria.

In questo modo fonderanno una delle più grandi potenze, anche  coloniali del mediterraneo antico, a cui tutti noi europei siamo debitori, è bene ricordarlo in questi giorni, in cui potenza non sono più.

 

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