LA RONDINE SUL TERMOSIFONE

 

 

Autore: Edith Bruck

Anno: 2017

Ed: La nave di Teseo

 

 

 

Il nostro giudizio: BUONO

Recensione: FRANCESCO LANARI

 

 

Edith Bruck nacque da una povera famiglia di origine ungherese. Sopravvissuta al dolore della deportazione nei campi di concentramento di Auschwitz, Dachau e Bergen – Belsen, decise di mantenere viva la memoria di quelle atrocità attraverso la scrittura.

In questo romanzo Edith accantona la tematica della shoah per narrarci di un’altra sua vicenda autobiografica, la malattia (Alzheimer) del marito: il poeta e regista Nelo Risi, che Edith nel romanzo definirà come un “orso solitario” per il suo carattere schivo, piuttosto chiuso verso gli altri. Atro tema che tocca, oltre a quello della malattia, è quello riguardante la vecchiaia: è contraria a rinchiudere le persone anziane nelle cliniche privandole del vitale affetto familiare. Non diede mai ascolto ai medici che le consigliarono di rinchiudere il marito in qualche istituto dicendole: “Il suo stato potrebbe essere distruttivo anche per te, per la tua salute”, ma lei con la tenacia che solo l’amore può conferire rispose sempre: “Io starei peggio se non fosse qui con me”. Un libro affascinante e tenero dove si intrecciano situazioni amaramente divertenti, dovute dagli squilibri della feroce malattia (Nelo avrà anche visioni, come per esempio quella di vedere una rondine nel termosifone), a situazioni di disperazione patite dalla scrittrice. Edith, infatti, si apre al lettore facendogli scoprire la sua fragilità e la sua pazienza, che (come quella di tutti) ha dei limiti. Come nel caso in cui Nelo le pone delle domande retoriche, o non la riconosce come Edith o come moglie, e lei inveisce contro di lui alzando la voce e pensando: “Io lo ricovero, chiamo il 118 e lo ricovero”. Ma poi, pentita, si rende conto che non è colpa sua e lo perdona. Si riflette inoltre sull’indifferenza della malattia che, come una forza inesorabile, svuota l’individuo fino al suo completo e definitivo annullamento: “L’età ha cancellato tutto il suo vissuto, parole create, immagini fatte, letture e musiche, svuotando la sua esistenza già in vita; vita ridotta al livello di un animaletto stordito che mangia, dorme, fa i propri bisogni senza accorgersene. E quando se ne rende conto, lo invade il pudore”.

 

 

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