MULHOLLAND DRIVE

 

 

Regista: David Lynch

Anno: 2001

Produzione: Stati Uniti

Attori: Naomi Watts, Laura Herring

 

 

Il nostro giudizio: OTTIMO

Recensione: Maria Giovanna

 

Il film che vi presento oggi è stato descritto dal regista come "una semplice storia d'amore nella città dei sogni" ma, in realtà, come in ogni sua opera nulla è come sembra, come appare agli occhi dello spettatore. Il regista in questione è lo straordinario visionario del cinema moderno David Lynch che nel 2001, presenta un film denso di allucinazioni che si mescolano perfettamente alla realtà e che ci riporta al genere noir degli anni ’40: Mulholland Drive.

Il film non è di facile interpretazione e comprensione, come ogni opera di Lynch e chi ha visionato le creazioni del regista capisce bene a cosa mi riferisco. La pellicola nasce come uno spin off per una serie televisiva, infatti la maggior parte del film è girata nel 1999, ma i dirigenti televisivi rifiutano il progetto del regista che decise di ampliare la sceneggiatura e crearne un film.

Tutto ha inizio su Mulholland Drive, una vecchia e lunga strada di Los Angeles che nasce nel deserto, attraversa i quartieri ricchi per poi finire a picco sulla costa di Malibù. Su quella strada si trova una limousine con dentro un’avvenente donna bruna, Rita, che riesce a sopravvivere ad un incidente stradale e che decide di discendere le colline che la porteranno a Los Angeles. Una volta arrivata in città, si nasconde nel giardino di una villa e il mattino seguente si intrufola in un appartamento del complesso residenziale. Qui incontrerà Betty, una giovane aspirante attrice venuta dal Canada che deciderà di ospitarla nel suo appartamento anche se Rita, a causa di una forte amnesia, non ricorda neanche il suo nome o chi fosse prima dell’incidente.

Queste io le definirei le basi che portano all’evoluzione del film che, come già accennato prima, non permette di trovare una facile chiave di lettura razionale o, per lo meno, non subito. È un film che si potrebbe definire astratto ma solo in alcuni punti perché, come ne I segreti di Twin Peaks, le atmosfere si fanno inquietanti, grottesche, alcuni personaggi sono bizzarri e conducono attività piuttosto dubbie che sembrano non avere un nesso logico con tutto il film.

Al centro della scena rimangono però le due donne protagoniste, la bionda e la bruna, che ci accompagnano nelle visioni surreali, nei flashback, nei momenti di erotismo scaturito dal loro inconscio e da quello degli altri personaggi apparentemente non collegati alla storia delle due protagoniste. A creare un fantastico senso di suspense, oltre alla valutazione sempre attenta di Lynch della tortuosa psiche umana, ci sono le musiche di Angelo Badalamenti che creano il giusto contrasto con le immagini delle inquietanti ambientazioni notturne e le vivide luce delle ville della città degli angeli.  

Il rovesciamento del film lo si ha negli ultimi 40 minuti e se prima di allora non si riusciva a dare un senso a ciò che si era visto, da questo momento in poi, con l’arrivo di una piccola e strana scatola blu, si potranno dare posizioni diverse ai vari tasselli del puzzle. Infatti, vengono capovolte le identità dei vari personaggi che si sono alternati con i loro relativi rapporti interpersonali. Questo porterà lo spettatore a trovarsi spiazzato rispetto a ciò che ha visto prima ma, in fondo, il cinema di Lynch è proprio questo, disorientare il pubblico creando momenti di oscurità e lasciando il finale aperto per fare in modo che sia lo spettatore a decidere che interpretazione dare agli eventi del film; rifiutandosi lui stesso di dare una spiegazione delle sue intenzioni narrative permettendo in questo modo alle persone, pubblico e critica, di poter speculare su quello che traspare.

 

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