SAMI BLOOD

 

 

Regista: Amanda Kernell

Produzione: Svezia

Anno: 2016

Attori: Lene Cecilia Sparrok, Mia Erika Sparrok

 

 

 

Il Nostro Giudizio: OTTIMO

Recensione: Marypollon

 

Dovete rimanere qui altrimenti morirete.

E se non volessi stare qui?

 

Ho molto apprezzato questo film, che tratta di apartheid sociale in Europa -nella civile Svezia degli anni 30.Vincitore del Dragon Award Best Nordic Film e del Sven Nykvist Cinematography Award al Göteborg Film Festival 2017. Premiato al Thessaloniki International Film Festival, al Tokyo International Film Festival e alle giornate degli Autori della Mostra del Cinema di Venezia. Come dicevamo, la tematica di questa opera veramente molto toccante è quella dell' apartheid sociale degli anni 30 a cui è sottoposto il popolo SAMI.

I sami sono lapponi (quelli svedesi), segregati e vittime di velata violenza e pregiudizi.

Cristina, la protagonista ormai anziana, ed il cui vero nome è ELLE MARJA, si reca al funerale della sorella, che non vede da decenni.

Vorrebbe evitare il contatto con la realtà delle sue origini, mentre il figlio e la nipotina sarebbero felici di conoscere meglio le tradizioni di quella realtà (completamente diversa anche per la lingua oltre che per le tradizioni).

 

Il viaggio la riporta ai ricordi della sua pre-adolescenza e del collegio separato dove anche l'istruzione era mirata su una popolazione ritenuta inferiore a quella svedese. In questo modo non sarebbero mai stati, nemmeno volendo con il massimo impegno, in grado di rapportarsi al mondo svedese ed ai suoi istituti scolastici. 

Le sorelline sono picchiate, obbligate a parlare svedese e censite, studiate ed analizzate da chi è convinto che siano parte di una popolazione inferiore, ad uno stadio di evoluzione più basso. 

 

Vengono addirittura fatte spogliare davanti a tutti per poter essere lombrosianamente misurate 

Si tratta infatti di un popolo nomade, che spesso viveva solo delle proprie renne e al quale veniva impedito di studiare, perchè appunto considerato cerebralmente inferiore.

 

Venivano di fatto fortemente limitati con un approccio fintamente buonista.

Rendendosi conto di questo tipo di "mobbing", data la sua intelligenza, e di come lo stesso influenzasse anche i rapporti tra i membri della sua popolazione - unica a capire le reali manipolazioni del contesto sociale - la protagonista giovanissima decide di scappare dalla sua comunità e di cercare una possibilità  di realizzazione ad Uppsala, contro il parere della madre vedova. 

 

Non ti lascero' andare via, chi si occuperà delle tue renne

 

Non voglio stare qui ed essere un animale da circo

Voglio continuare a studiare ad Uppsala

 

Non hai la stesse capacità degli studenti svedesi

 

In questo viaggio Elle - Marja costretto a cambiare nome ed a chiamarsi Cristine, come la sua ammirata insegnante svedese  

 

Vivrà il  tentativo di ingresso in una scuola normale svedese dove deve fare la ginnastica che non ha mai potuto imparare.

 

Muterà i suoi colorati vestiti tradizionali per abiti sempre neri.

 

Quello che tutti, anche per banale esperienza personale ci chiediamo è: quanto sono reali le reali opportunità di qualcuno se si viene tenuti in isolamento, senza le informazioni che a tutti servono per integrarsi in quel contesto sociale?

Si è davvero protetti o si puo' parlare di segregazione ed essere vittime di sottile violenza e prevaricazione?  Il figlio di Cristina cosi' come la nipotina sono davvero felici di poter entrare in contatto con le tradizioni della realtà della nonna che le rifiuta in toto...

Ciò farà riaffiorare dei ricordi e le farà capire il prezzo psicologico del rifiutare le proprie radici. Si tratta di un film drammatico, in cui la regista ha riportato la reale vita della nonna, un consigliatissimo film di ribellione e di formazione. Si parla infatti di ribellione non vuota, ma per la ricerca della libertà personale e per il proprio popolo.

Un percorso fatto da sola dalla protagonista che prevede anche il rinnegare le proprie origini: la decisione più sofferta. Si arriva infatti, e questo sia nel sentimento comune che nella realtà, a rinnegare la proprie radici perchè ti impediscono i vantaggi di chi è nato in una casta. Metaforicamente ci si spoglia dei propri vestiti colorati per vestirsi di nero, si affronta tutto da soli, ma questo comporta tuttavia  - se non si fa la dovuta attenzione - il prezzo della perdita parziale della propria identità.

 

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