SONG TO SONG

 

Regista: Terrence Malick

Produzione: Stati Uniti

Anno: 2017

Attori: Michael Fassbender, Ryan Gosling, Rooney Mara, Natalie Portman

 

 

Il nostro giudizio: BUONO

Recensione: Alberto

 

 

Austin, Texas. Qui si svolgono la maggior parte delle sequenze, viaggiando da concerto a concerto, da villa a villa, da canzone a canzone, da bugie a verità. In questo film Terrence Malick vuole darci una sua visione dell’amore, un amore forte, a volte violento, ricco di tradimenti e passione, ma anche un amore complicato, triste e illusorio. Le vite dei quattro protagonisti si intrecciano fin da subito, in fondo il trinomio produttore (Michael Fassbender), musicista (Ryan Gosling) e cantautore (Rooney Mara) funziona; e se poi arriva anche la bella cameriera (Natalie Portman) che si fa sedurre dal “mefistofelico” - così lo definisce il Times - produttore di successo, il quadro è completo.

In questo film però, la trama risulta solo un pretesto per fare una riflessione, a tratti anche filosofica, sull’amore. Questa non è certamente il suo punto di forza nella pellicola, ma è chiara e ci aiuta a seguire i discorsi e i pensieri dei protagonisti tramite le loro voci fuori campo. Ci fa da ponte tra noi e Malick. Anche il tempo non è più così importante, si frammenta, non è lineare, ma questo non risulta pesante o fastidioso, anzi. Non conta più quanto tempo passa tra un concerto e l’altro, tra una festa è l’altra, o tra un abbraccio e un bacio, quello che conta è che quella cosa succeda.

Frammentario diventano anche il montaggio della storia e, soprattutto, le inquadrature, molto soggettive, mosse (attenzione, non confondiamoci con “sfocate”), personali ed introspettive. Sicuramente non consuete e difficili da digerire per il “cinefilo della domenica” e non solo. Non è un film perfetto, chiariamocelo, i motivi per cui divide il pubblico a metà ci sono,  alla lunga è un po’ lento e i discorsi fuori campo con le relative riflessioni diventano pesanti  e talvolta banali, ma se hai la fortuna di amarlo dopo i primi 15 minuti questo non ti pesa. Le cose migliori di questo lungometraggio restano però altre, confermate anche da chi non ha sopportato il film, ma ha avuto il coraggio di non uscire dalla sala prematuramente. La fotografia del film è qualcosa di meraviglioso, non per niente dietro c’è un grande come Emmanuel Lubezky (The Three of Life, Birdman e Revenant, solo per citarne alcuni recenti) che segue Malick da molti anni. Ci hanno, ancora una volta, regalato immagini memorabili. E dulcis in fundo le performance degli attori, il film va avanti grazie a loro, al loro modo di immedesimarsi e di far proprio il personaggio. Il film è una coreografia e loro sono i ballerini, danzano in silenzio tra una sequenza e l’altra immersi nei loro pensieri. Anche la partecipazione di diversi artisti che interpretano se stessi funziona, come Flea, Iggy Pop, John Lydon, Patti Smith e altri. Concludendo, forse non è un lavoro perfetto come ci si aspettava, forse non è al livello di titoli quali “La sottile linea rossa” e “The tree of life”, ma pazienza. Il film non racconta un amore smielato e romantico, anzi, alla fine ti lascia anche un po’ di amaro in bocca. Va bene comunque così.

 

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