JOJO RABBIT

 

 

Regista: Taika Waititi

Produzione: Nuova Zelanda, Germania

Anno: 2019

Attori: Roman Griffin Davis, Taika Waititi, Thomasin McKenzie

 

 

Il nostro giudizio: MOLTO BUONO

Recensione: Pierpaolo Marcone

 

Johannes (Roman Griffin Davis), detto Jojo, ha dieci anni, vive nella Germania nazista con la madre Rosie (Scarlett Johansson) e trascorre le sue giornate col suo amico immaginario Adolf Hitler (Taika Waititi), che ama incondizionatamente.

Rimasto gravemente ferito in un campo di addestramento della gioventù hitleriana diretto dall'improbabile capitano Klezendorf (Sam Rockwell) e dall'invasata Fraulein Rahm (Rebel Wilson), scopre, durante la convalescenza, che la madre nasconde in casa la giovane ebrea Elsa (Thomasin McKenzie).

Inizialmente sconvolto, il giovane fanatico rinuncia a denunciare la ragazza soltanto per proteggere la genitrice.

A poco a poco, tuttavia, tra Johannes ed Elsa nasce una tenera amicizia che farà comprendere al ragazzino l'insensatezza dei suoi preconcetti e la crudeltà del nazismo.

 

Cosa c'è di preferibile di un bambino affascinato dall'estetica nazista per mostrarne il sostanziale vuoto? Quale miglior ricetta del suo coming of age e del suo disincanto per rivelare la cialtronaggine del regime hitleriano?

E' grazie a questo racconto di formazione narrato in termini parodistici che Waititi ridicolizza il mostro sferrandogli un attacco dall'interno (lo sguardo mutante del giovane adepto Jojo) e riducendolo a pura macchietta. Da Hitler in giù, i suoi rappresentanti sono ritratti come goffi, ridicoli figuri, dominati dall'ignoranza e dal pregiudizio, sebbene lo sprazzo d'umanità offerto da Klezendorf eviti al regista di incappare in un'eccessiva (e banalizzante) generalizzazione del male.

E tuttavia, “Jojo Rabbit” non si limita al tono grottesco né evita di mostrare le atrocità del nazismo. Con l'avanzare del racconto e con la scoperta della verità da parte del giovane protagonista, infatti, il dramma fa la sua entrata in scena affiancandosi al registro comico e andando a comporre con questo uno straniante impasto dolceamaro che non lascia indifferenti.

Evento scatenante del processo di crescita di Jojo è l'incontro con l'ebrea Elsa, ex compagna di scuola della sorella defunta del ragazzino. Grazie a lei, il piccolo nazista “aprirà gli occhi”, conoscerà la bellezza - simboleggiata dalla sostanza poetica di Rilke in contrapposizione al vuoto formalismo di regime - e, soprattutto, sperimenterà per la prima volta il sentimento amoroso. Infine, provato dalla guerra e dalle tragedie familiari, maturerà e riserverà al suo sempre più distante amico Fuhrer un addio al contempo divertente e liberatorio.

 

Tratto dal romanzo “Come semi d'autunno” di Christine Leunens, “Jojo Rabbit” è un film che gode della direzione originale e coraggiosa del neozelandese Waititi, dell'ottima fotografia di Mihai Malaimare Jr. e del montaggio di Tom Eagles, abile nel dare il giusto ritmo al racconto.

Ma è la sceneggiatura (vincitrice dei premi Bafta e Oscar 2020) il pezzo forte del lungometraggio, ineccepibile nel disegnare i vari personaggi in gioco e nel mantenere il racconto, nonostante le inevitabili durezze, in un'opportuna dimensione favolistica.

Eccellenti Roman Griffin Daniels e Thomasin McKenzie, credibili e intensi nel dar corpo e profondità ai due personaggi principali. Altrettanto brillanti le prove di Scarlett Johansson (qui in un ruolo minore), Sam Rockwell e Rebel Wilson. Menzione speciale per il piccolo Archie Yates che, nei panni di Yorkie, amico e coetaneo di Jojo, offre momenti teneri ed esilaranti.

 

In conclusione, pur non avendo (ovviamente) lo spessore de “Il Grande dittatore” di Chaplin - antesignano paradigmatico di tutte le parodie del nazismo -, “Jojo Rabbit” è un film comunque originale, sorprendente e denso di vari piani di lettura.

Uno di questi è senz'altro dato dalla riflessione sul potere di fascinazione che ogni narrazione “di pancia” può pericolosamente generare laddove regnano l'ignoranza e la paura. Non è solo un riferimento storico, ma un monito a non cedere agli odierni populismi e alla loro apocalittica narrazione sui temi della povertà e della diversità: non tutti potrebbero aprire gli occhi come il nostro Jojo.

E allora, non foss'altro che per questo, “Jojo Rabbit” è un film da non perdere assolutamente.

Geniale e spiazzante il finale con Jojo ed Elsa che ballano alla musica del bellissimo “Heroes” di David Bowie.

 

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