PARASITE

 

 

 

Regista: Bong Joon-ho

Produzione: Corea del Sud

Anno: 2019

 

 

Attori: Song Kang-ho, Lee Sun-kyun

Il nostro giudizio: OTTIMO

Recensione: Maria Giovanna

 

 

 

Il film che andremo a recensire oggi è conosciuto un po’ da tutti perché vincitore di diversi premi Oscar (tra cui quello di miglior film) e non solo. Parliamo di Parasite del regista Sud Coreano Bong Joon-ho. I protagonisti della storia raccontata dal regista sono padre, madre, figlia ventenne e figlio diciottenne, la famiglia Kim.

Questi hanno una grande voglia di riscatto dopo essere finiti in miseria e a vivere in un seminterrato insieme agli scarafaggi. Il loro piano prende vita quando una sera un amico di Ki-woo, Min-Hyuk gli comunica che sta per andare a studiare all'estero e suggerisce all’amico di fingersi uno studente universitario per assumere il suo lavoro come tutor d’inglese per la ricca figlia adolescente della famiglia Park. Ki-woo viene così assunto e approfitta dell'ingenuità della madre della ragazza per fare assumere anche la sorella Ki-jeong, spacciandola per un'affermata artista, non sua parente, che possa fare arte terapia a loro figlio Da-song. Con una serie di stratagemmi i due ragazzi fanno licenziare anche l'autista e la governante della famiglia Park per fare assumere al loro posto i propri genitori, sempre spacciandoli per raccomandazioni. Fino a questo punto il film appare a tratti anche comico, ma nel momento in cui la ricca famiglia decide di andare in campeggio e festeggiare il compleanno di Da-song gli eventi prenderanno una piega totalmente inaspettata. Il loro piano di truffare e raggirare i ricchi sembra avere avuto successo, ma sono ignari di ciò che si trova sotto la casa della famiglia ricca.

A questo punto della storia lo spettatore potrebbe pensare che si tratta dell’ennesimo film dove viene narrata la lotta di classe in chiave moderna, ma senza bandiere di appartenenza, operai, picchetti di protesta. In parte possiamo affermare che il regista descrive la realtà della classe povera sud coreana ma riesce allo stesso tempo a regalarci un film di suspense e di azione e con una giusta dose di humour. Nei momenti più tragici e assurdi vi ritroverete a ridere e sorridere per ciò che accade ad entrambe le famiglie.

Il paradosso che ci espone il regista, e di cui involontariamente tutti noi facciamo parte, riguarda il modo con cui i ricchi trattano i poveri. Loro vengono ignorati perché vengono relegati in un angolo invisibile della città dove nessuno - se non solo i loro simili - li possono vedere e sapere della loro esistenza.

Non è un film di facile comprensione se non si riescono a cogliere i giusti segnali che il regista mette in scena: uno fra tutti l’odore che emana la famiglia e che infastidisce il padre di famiglia ricco e non solo. Le immagini aiutano a decodificare questi segnali grazie anche alla scelta operata dal regista delle diverse inquadrature, facendo in modo che non siano necessari solo i dialoghi per fare arrivare il suo messaggio allo spettatore. Per quanto mi riguarda è un film che, anche a distanza di tempo, rimane ben impresso nella memoria e che ho trovato spettacolare. Diciamo che è entrato ufficialmente nella mia classifica personale dei migliori film visti fin ora.

 

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