LA VEDOVA WINCHESTER

 

 

Regista: Michael e Peter Spiering

Produzione: Stati Uniti, Australia

Anno: 2018

Attori: Helen Mirren, Jason Clarke

 

 

Il nostro giudizio: DISCRETO

Recensione: Erika K. Biondi

 

TRAMA:

Sarah Winchester (Helen Mirren), vedova della Winchester Repeating Arms Company, la celebre produttrice delle carabine a ripetizione, sembra avere uno strano rapporto con l’aldilà e il mondo degli spiriti. Provata dalla morte del marito e della figlia vive reclusa in una sorta di mausoleo/labirinto la cui espansione si protrae senza interruzione per 24 ore su 24 e secondo il suo pensiero, lo spirito delle anime cadute per mezzo delle armi di famiglia può trovare pace solo all’interno di stanze apposite costruite seguendo i dettami dell’aldilà.

Eric Price (Jason Clarke), psichiatra, viene investito dai soci della compagnia del compito di verificare l’integrità mentale della signora al fine di estrometterla dal controllo dell’azienda; un denominatore comune unisce i due, la morte della moglie di quest’ultimo a cui si aggiunge un grave incidente e la conseguente dipendenza da laudano che lo isolano dalla realtà circostante.

Siamo nel 1906.

 

RECENSIONE:

 

Winchester house esiste realmente: ubicata a San Josè in California, luogo di pellegrinaggio per gli amanti del paranormale e per la particolarità della struttura, in origine era costituita da sette piani e  più di cinquecento stanze dislocate senza una logica, con finestre fittizie, scale che conducevano a pareti cieche e un dedalo di corridoi che appariva una sorta di labirinto in cui era difficile non perdersi. Nel 1906 San Francisco subì un tremendo terremoto che rase al suolo parte della casa, in seguito i lavori di ampliamento continuarono ma i piani vennero ridotti a quattro. Michael e Peter Spierling, reduci da Saw Legacy, hanno preso spunto per realizzare una pellicola al limite tra il thriller, il fantasy e l’horror, le potenzialità c’erano tutte.  Stanze che si susseguivano, scale che finivano nel nulla, porte che davano nel vuoto, finestre senza senso, piccoli labirinti, e vorrei citare il primo ascensore orizzontale a pistoni; insomma, non chiamiamolo un lavoro di architettura, ma sicuramente di un progetto al di fuori dello standard, soprattutto considerato che i lavori si protrassero senza interruzione alcuna fino al 1922, anno in cui la vedova spirò. Il numero tredici è ricorrente e ci sono frasi che ancora oggi non risultano ben chiare al visitatore: tutto questo summit di stranezze, che peraltro richiamano simboli onirici hanno ispirato non poche leggende. La signora viene descritta come una donna affascinante e un po' eccentrica, convinta che la morte dei suoi cari potesse essere legata ad una sorta di maledizione che si potrebbe essere abbattuta sulla famiglia. Dove sta la verità non ci è dato saperlo, sicuramente, però, lo spunto per un bel thrillerone c’è stato anche se non utilizzato al meglio a mio avviso.

Fotografia opprimente e oscura che crea un senso claustrofobico legato al dolore, l’uso di Jumpscare, il fascino dell’occulto e dell’aldilà: un pout pourri che come dinamiche può creare nello spettatore uno stato d’animo di angoscia e tensione e che avrebbe le potenzialità per il thriller d'essai, peccato che a un certo punto ci si perda nel già visto e nello scontato.

 

 

CONSIDERAZIONI FINALI:

La pellicola si dipana con ritmi lenti, talvolta soporiferi, spesso ci si aspetta di vivere il vero e proprio colpo di scena che fa sobbalzare dalla poltrona del cinema. Abbiamo la leggenda ben architettata, la casa stregata infestata di presenze, un labirinto degno del Minotauro vero e proprio, la dama bianca in persona che sembra uscita dal regno degli elfi del signore degli anelli, una sorta di dottor Jekyll e mr Hyde, chiodi che escono da soli, fantasmi decomposti...Abbiamo un’impalcatura che io definisco “gigiona” ma che non è stata sfruttata al massimo delle potenzialità.

Trama scontata che a volte risulta decapitata, la storia viene affidata a 4 personaggi: la vedova (affascinante e incisiva, capace di mettere in ombra tutto il resto per la propria presenza scenica), il dottore (simil strafatto e visionario), la nipote e il bambino sonnambulo che alle volte ti chiedi cosa ci stanno a fare perché sembrano capitati lì per caso.

Inquadrature carambolate all’interno delle stanze con apparizioni fugaci di fantasmi/mostri che non hanno sicuramente l’effetto desiderato, effetti sonori abbastanza piatti e, diciamocela, la vera protagonista della storia resta la casa, tutto il resto è visto e rivisto, anche parecchio noioso.

Unica nota che mi sento di fare è che uscendo dall’horror si affronta il tema delle armi da fuoco come critica sociale, senza però fare una morale o dare un giudizio specifico da parte degli sceneggiatori.

Consiglio di vederlo perché è intrigante la storia da cui è tratta la pellicola e stimola la curiosità della documentazione veritiera, ma a parte questo, uno di quei film da lasciare nel dimenticatoio. Credo che il cinema abbia bisogno di novità e di stimoli, ma di certo non in questo senso.

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