L'UOMO SUL TRENO - THE COMMUTER

 

 

 

Regista: Jaume Collet-Serra

Produzione: Stati Uniti

Anno: 2018

Attori: Liam Neeson, Vera Farmiga

 

 

Il nostro giudizio: BUONO

Recensione: Enrico C.

 

Qualche volta è anche necessario chiedere al cinema un’ora e mezza di sano intrattenimento senza grandi pretese e “The commuter – L’uomo sul treno” è il film giusto da questo punto di vista.

Quella sopra descritta sembra un’ambizione facile da soddisfare ma in realtà il “nobile” genere dell’ “action-movie” (che qualcuno un po’ snobisticamente definiva in passato del “b-movie”) non gode certamente  oggi di eccellente salute, negli Stati Uniti, dove di fatto aveva trovato la sua apoteosi, come nel resto del mondo.

Ottenebrati da orridi filmacci di arti marziali e computer graphics privi di qualsiasi sceneggiatura, abbiamo ormai quasi perso la speranza di ritrovarci d fronte un sano prodotto di puro intrattenimento, credibile e realizzato con professionalità; gli “action movie” minori e a basso costo degli anni ’70 e ’80 (all’epoca un po’denigrati dalla critica) di Clint Eastwood e Gene Hackman ci appaiono ormai oggi mete di inarrivabile splendore estetico.

Eppure qualcosa si muove ogni tanto e la ormai collaudata accoppiata Jaume Collet-Serra – Liam Neeson (al quarto film insieme) produce una pellicola godibile e senza svarioni evidenti.

Il giovane regista di origine spagnola (ma pienamente statunitense per studi e formazione cinematografica) si affida nuovamente all’attore irlandese che dimostra di poter reggere ancora bene la scena – nonostante le ormai sessantacinque primavere - come protagonista/mattatore di un film denso di azione ed energia.

Il soggetto non è in verità particolarmente innovativo all’interno del genere- un uomo comune invischiato suo malgrado in un gioco più grande di lui -né certamente originale è la location del treno in movimento che ha interessato svariate pellicole ormai passate all’immortalità.

Quello che Collet-Serra sa far funzionare bene è l’alchimia di elementi ormai comuni e consolidati del cinema d’azione: l’ambiente chiuso e ristretto che comunica claustrofobia allo spettatore ed il ritmo serratissimo ed incalzante degli eventi che genera ansia e senso di attesa (da questo punto di vista è possibile fare un parallelo con il riuscitissimo “Speed” del 1994).

E’ interessante osservare la quasi perfetta sovrapposizione tra il piano temporale della vicenda narrata e quello cronologico del film, con gli ultimi quaranta-cinquanta minuti della pellicola di fatto perfettamente coincidenti con il tempo della storia (le ultime quattro fermate del convoglio coprono verosimilmente questo arco temporale). Una situazione singolare (anche in letteratura la coincidenza completa tra “tempo della storia” e “tempo della narrazione” è assai rara) ma assolutamente funzionale a garantire la piena immedesimazione del pubblico che “vive dall’interno” le situazioni narrate.

La parte del film più intrigante è sicuramente la prima, con atmosfere e rimandi più o meno espliciti ad Hitchcock in cui Neeson giganteggia; un po’ più convenzionale la seconda con qualche scazzottata e scena da stuntman di troppo (più adatte a un Keanu Reeves d’ “antan” che al flemmatico e non più giovanissimo attore irlandese). In ogni caso i primi piani sulle rughe e sul volto stravolto di Neeson funzionano e riportano alla memoria gli spigoli del viso di Gene Hackman in “Rischio totale” del 1990 (all’epoca del film sessantenne), thriller di ambientazione ferroviaria che i meno giovani forse ricorderanno.

Al netto di qualche comprensibilissima scivolata nella retorica del finale il film tiene bene per tutta la sua durata, difficile chiedere di più a Collet-Serra, senza scadere nell’intellettualismo; averne oggi di film piacevoli come il suo da vedere sgranocchiando popcorn in un multisala, insieme ai millenials in libera uscita.

 

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