LA MUMMIA

 

Regia: Alex Kurtzman

Produzione: Stati Uniti

Anno: 2017

Attori: Tom Cruise, Sofia Boutella, Russell Crowe

 

Il nostro giudizio: Mediocre

Recensione: Erika K. Biondi

 

TRAMA:

Iraq, antica Mesopotamia: Nick (Tom Cruise) è un predatore di antichità e si scopre a dover accompagnare Jenny, misteriosa ricercatrice, in una strana tomba egizia collocata a chilometri di distanza da quella che fu la culla della civiltà dei faraoni. Il sito non nasconde tesori, bensì un sarcofago sigillato in un lago di mercurio, senza i consueti doni per un passaggio all'aldilà, ma con statue di guardiani e un complesso sistema di pesi e catene come a voler tenere imprigionato qualcosa o qualcuno.

La mummia “relegata” si rivela essere un'antica principessa (Sofia Boutella): Ahmanet (lo stesso nome della dea del caos), che presa dalla brama di potere strinse un patto con Seth, il dio della morte e in procinto di trasferire quest'ultimo in un corpo umano, venne interrotta e mummificata viva destinata alla non morte eterna.

RECENSIONE:

Resettiamo i passati film sul tema anche se palesemente ci sono spunti tratti dalla famosissima pellicola del '99 con richiami fino alle produzioni anni 30/50. Dopo un inizio degno di un moderno Indiana Jones potremmo per un attimo credere di essere a casa di un “Mission Impossible” per le scene d'azione cariche di adrenalina con inquadrature tipo montagna russa impazzita e con l'uomo simbolo della serie: Tom Cruise che difficilmente scalza il personaggio dimenticando che lo scenario è un altro.

Flashback che spiegano le dinamiche della narrazione ma che appaiono in maniera convulsa e frammentaria tanto da risultare quasi indigeste; scenari e reminiscenze che vanno dal Gotico, con questa Inghilterra avvolta nelle nebbie alla “Dracula Untold”, “Franckenstein” e i vari misteri dei templari (Kurtzman ha chiamato in causa pure loro); ritroviamo “amici” zombie che “gigioneggiano” qua e là per la pellicola digrignando dentiere improbabili con inseguimenti modello “vieni qui che ti prendo, bubusettete”; un “bellerrimo” richiamo a “the ring” (perché non potevamo lasciare riposare manco Samara Morgan) attraverso saltelli modello ragno con parruccona nera sulla faccia; un pizzico di “ghostbusters”, tanto per non farsi mancare nulla...ma... attenzione!!!! Abbiamo pure un'improbabile dr Jekyll e mr Hyde interpretato da un Russell Crove sempre più sovrappeso e che non lascia trapelare più nulla del magnifico “Massimo” de “il gladiatore” ma che somiglia più a Roccia dei fantastici 4 tanto per tirare in ballo anche la Marvel e gli X men attraverso una struttura che dovrebbe studiare gli eventi paranormali e i “mostri” per tenerli imbalsamati in una specie di cripta-museo sotterranea.

Toni altalenanti con scopiazzature mal riuscite anche se, nonostante momenti di sconcentrazione e di lentezza, l'adrenalina tiene incollati allo schermo.

Sullo sfondo una storia d'amore e pathos in un triangolo in cui il vertice è il bel Nick e alla base la bionda Jenny e la bruna Ahmanet che però non “quaglieranno” mai nonostante qualche sottinteso riferimento erotico; soprattutto perché, credo si sia messa troppa carne al fuoco in fatto di tematiche e storia.

 

CONSIDERAZIONI FINALI:

Arrivati a questo punto dovrei consigliare o meno il film e sono molto combattuta.

Ritmi talvolta talmente lenti da far concorrenza a una soap, contenuti che vorrebbero paragonarsi a prodotti che hanno sbancato il botteghino ma che risultano l'effimero effetto di personaggi del calibro di Tom Cruise e Russel Crove traslitterati in un universo parallelo che non ha una collocazione ben precisa e che pare un purgatorio di anime ancora da identificare e che fa il verso ai predecessori in un grottesco tango di scene che hanno il sapore rancido del già visto.

Dialoghi piatti che in certi momenti vorrebbero risultare ironici ma che restano a levitare in un limbo di perplessità e guazzabuglio mentale parafrasato da un Tom Cruise che pare non aver capito bene in che film sta recitando e che parte sta facendo per  un posticcio andirivieni di riferimenti che avrebbero le potenzialità del colossal ma che, forse per l'esubero di contenuti da trattare, diventano un minestrone visivo e concettuale.

Banalità a trecentosessanta gradi in cui il male viene descritto come una malattia da curare in un contesto che pare quasi per bambini, salvo solo la fotografia legata alle scene finali e al deserto che segnano il preludio a qualcosa che avverrà e che spero di non dover vedere presto sugli schermi.

Siamo a casa di un'americanata mal lievitata e con un gran “buco” nel mezzo e mal riuscito: quello della mediocrità.

Da vedere per capire che il cinema è ben altro: buona puntura di candeggina a tutti!

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